VENERDI 22 MAGGIO ORE 21
SARAJEVO SAFARI
Regia di Miran Zupanic.
Genere: Documentario
Durata: 75 min.
V.M. 14
Tra i molti episodi drammatici dell’assedio di Sarajevo dal 1992 al 1996, la storia di un safari umano è rimasta a lungo nascosta all’opinione pubblica. Solo pochi erano a conoscenza del fatto che, sul fronte serbo, all’assedio di Sarajevo partecipasse non solo l’Esercito Serbo-Bosniaco, insieme a volontari e mercenari, ma anche un altro piccolo gruppo clandestino. Si trattava di ricchi stranieri che pagavano cifre elevate per avere la possibilità di sparare contro gli abitanti della Sarajevo assediata.
Cittadini internazionali, ricchi “turisti”, avrebbero pagato ingenti somme di denaro per avere l’opportunità di sparare ai civili nell’assedio di Sarajevo, durante la sanguinosa guerra civile nei Balcani nei primi anni ‘90: è questa la denuncia di “Sarajevo Safari”. Il documentario del 2022 del regista sloveno Miran Zupanic, che ha svelato una delle storie più malvagie degli ultimi decenni – e ispirato inchieste giornalistiche e indagini giudiziarie oggi d’attualità –
Il terribile racconto dei 500 uomini (di cui 230 italiani) che tra il 1992 e il 1996 approfittarono dell'assedio di Sarajevo per ammazzare bambini, donne e anziani, come fossero in un videogioco.
SABATO 23 MAGGIO
ORE 21.00
DOMENICA 24 MAGGIO
ORE 18,00 E ORE 21,00
LUNEDI 25 MAGGIO
ORE 21,00
DON'T LET THE SUN
Un film di Jacqueline Zünd.
Con Levan Gelbakhiani, Karidja Touré, Agnese Claisse, Cecilia Bertozzi.
Genere: Drammatico.
Durata 100 min.
TRAILER
All’alba, quando il sole sorge all’orizzonte, la città dovrebbe svegliarsi. Ma nel mondo di Don’t Let the Sun, film d’esordio nel cinema di finzione della regista svizzera Jacqueline Zünd, accade l’opposto: il caldo rende impossibile vivere durante il giorno. La vita sociale si svolge esclusivamente di notte, quando la temperatura raggiunge livelli quantomeno accettabili per poter uscire di casa.
Un racconto delicato sulla fragilità dei legami umani, sul bisogno di appartenenza e sulla difficoltà di restare emotivamente vivi in un mondo che sembra aver rinunciato al calore del Sole.
La vita sociale si è spostata interamente nelle ore notturne. Le persone vivono isolate, incapaci di sostenere relazioni autentiche, rifugiandosi in forme sempre più profonde di solitudine.
Non è un caso che l’idea di realizzare il film sia nata in Giappone, dove la regista svizzera aveva scoperto l’esistenza di un’azienda che consente di “affittare persone” come contatti sociali, per colmare vuoti affettivi e mettere al riparo da possibili delusioni.
Un dramma distopico che crede nella restaurazione degli affetti. Anche quando tutto sembra perduto.